Il baratto libertà-sicurezza

Grandi filosofi e psicologi del passato come Nietzsche, Freud e Fromm hanno detto che la libertà è una grande aspirazione umana ma anche un peso da sopportare. Sartre diceva esplicitamente che “la libertà è una condanna”, in quanto pone di fronte alla responsabilità di una scelta individuale, che viene spesso trasferita a coloro che comandano e dimostrano di decidere per il nostro bene, come dimostra la lunga storia delle società civilizzate.

    Esistono due fondamentali e contraddittorie pulsioni nella psiche umana: una pulsione all’apertura, che dà un senso di libertà e spinge alla conoscenza, a viaggiare, a varcare gli orizzonti e a fantasticare una natura senza limiti, e una pulsione alla chiusura, che pone la sicurezza, la protezione e la garanzia come obiettivi primari. E’ una pulsione securitaria, che fa dell’autoconservazione di se stessa il suo fine ultimo. Tale pulsione esclude l’apertura all’ignoto, perché lo teme. Dice Canetti: “l’uomo nulla teme di più di essere toccato dall’ignoto”. L’ignoto, dunque, non è la meta della spinta all’aperto, ma è luogo di timore, che ci espone al tocco intrusivo dell’altro. Il Covid ha chiaramente inasprito questo timore dell’essere toccati da possibili contagi ignoti, lo abbiamo fisicamente vissuto camminando per le strade, con gente che evitava intimorita di passarsi vicino. Ecco allora che la distanza dall’ignoto ci dà sicurezza: un metro, due metri, quattro metri? E’ una distanza salvifica che stabilisce la frontiera tra l’io e il pericolo rappresentato dall’altro.

    Anche politicamente, prima ancora del Covid, sembra essersi affermata un po’ in tutto il mondo una strategia mirata a cavalcare la paura dello straniero e a tutelare la nostra pulsione securitaria (il muro di Trump, la Brexit degli Inglesi, la chiusura dei porti in Italia). Al paradigma neoliberale della globalizzazione dei mercati e della dissoluzione dei confini si è sostituito il paradigma della chiusura e della protezione. Le politiche nazionali sono diventate così sempre più strategie securitarie garanti di gusci protettivi, per proteggere la tendenza dell’essere umano a evitare le eccitazioni provenienti da un esterno reso volutamente nemico e ostile. Il “difforme”, che abita al di là del guscio o al di là della frontiera, va dipinto allora come “deforme”, e questo è stato fondamentalmente il principio che ha alimentato tutti i razzismi e ha giustificato le militarizzazioni, i presidi dei confini e le guerre.

    Come dice bene Recalcati, il confine si ammala quando diventa muro, quando il suo fine non è più scambio o luogo di transito, ma solo protezione, anche se la protezione avviene in cambio della libertà individuale. Il suddito si priva allora dal peso della libertà – che gli permetterebbe di scegliere qualcosa per la sua vita – e si fa obbediente al padrone che in cambio gli promette sicurezza. Freud diceva: “l’essere umano è assetato di obbedienza, cerca un padrone, perché in questo modo si vuole liberare dalla libertà della scelta, dal peso della libertà.” In sostanza, un essere umano è disposto a scambiare la sua felicità in cambio della sua sicurezza. Ma le politiche della sicurezza, per giustificare i loro atti unilaterali e antidemocratici, hanno bisogno di far leva sulla paura della gente. E così non deve stupire più di tanto che il presidente Draghi, nel suo discorso del 6 agosto alla nazione dopo di primo dpcm sul green pass, dica senza mezzi termini che “chi non si vaccina sceglie di morire”.

    Anticipando Draghi, già nel XVII secolo il filosofo Thomas Hobbes diceva che lo Stato esiste perché deve proteggere i suoi cittadini dalla paura della morte. E se la morte arriva dal diverso, dal difforme, dall’ebreo o dal non vaccinato, tutto è giustificato per le azioni dello Stato. Lo stesso Umberto Eco intitola “il fascismo eterno” l’ultima delle sue conferenza, pubblicata postuma, sostenendo che c’è una spinta irriducibile dell’umano a vivere l’altro come un intruso, e che, come diceva Spinoza, porta a preferire le catene alla libertà. Della stessa idea è Eric Fromm, che nel suo libro “Fuga dalla libertà” estende la categoria del sadomasochismo al sociale, sottolineando la propensione della massa a sottomettersi al “grande protettore magico”, garante della tutela in cambio della cessione di libertà individuali.

    Ci dobbiamo infine chiedere se sia giusto barattare la libertà democratica di scegliere cosa fare del proprio corpo e della propria vita    con l’unica sicurezza che lo Stato ci offre. Ma siamo poi certi che quella del vaccino esteso alla totalità dei cittadini sia l’unica sicurezza possibile? Sorge il dubbio, a qualche complottista come il sottoscritto, che sia diventata unica perché sono state sottratte tutte le cure che si sono dimostrate efficaci. Sorge allora un altro dubbio, sempre a noi complottisti no vax, che la verità scientifica sia stata barattata con le logiche di mercato, intese a favorire i big pharma con la manipolazione dei dati della pandemia (su tutti la sovrastima del numero dei morti e la sottostima dei danni gravi post vaccino).

   Concludendo, vorrei ricordare che la parola “scegliere” è affine etimologicamente alla parola “eresia” (scelta, infatti, è la traduzione del greco airesis e del latino haeresis). Sempre i latini ci ricordano che la parola “intelligenza” deriva da inter-legere, che letteralmente significa scegliere-tra. Forza e coraggio, eretici no vax, tamponati e discriminati, siate orgogliosi della vostra intelligenza e della vostra libertà  

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